Elementare — LP

— LP —

MUSICHE ORIGINALI / Original Music Meike Clarelli
DRAMMATURGIA SONORA / Sound Dramaturgy Davide Fasulo, Meike Clarelli
CONDUZIONE CORO / Choir Conductor Davide Fasulo

CON LE VOCI DI / With the voices of
Meike Clarelli
Elisabetta Dallargine
Vincenzo Destradis
Davide Fasulo
Fulvia Gasparini
Antonio Tavoni

Registrazione / Recording
Davide Cristiani – Bombanella Studio

Registrato presso il Castello di Levizzano nel luglio 2020
grazie alla residenza artistica supportata dal Settore Cultura del Comune di Castelvetro Rangone (MO) /
Recorded at Castello di Levizzano in July 2020 during an artistic residence with the support of the Culture Section of the town of Castelvetro Rangone (MO)

Registrazione del live realizzato al Teatro Quaroni de La Martella, Matera
in occasione di Altofest Matera Basilicata Abitare Futuro a cura di Teatringestazione nel dicembre 2019 per Matera 2019 Capitale Europea della Cultura /
Recording of the live performance took place at Teatro Quaroni de la Martella, in Matera,
during Altofest Matera Basilicata Abitare Futuro, by TeatrInGestAzione in December 2019, part of the celebration of Matera 2019, European Cultural Capital

A CURA DI / Curated by Federica Rocchi

TRADUZIONI / Translations Robert Lincoln Hackett
ARTWORK Sara Garagnani

Un ringraziamento a /Thanks to Serena TerranovaSilvia Tagliazucchi /  

EDIZIONI MUSICALI / Record label A Buzz Supreme Srl
EDITOR / Editor Kunstverein Publishing, Milano
ISBN 978-88-32125-05-4
STAMPATO DA / Printed by CdStar
TIRATURA LIMITATA / LIMITED EDITION 500p.

Finito di stampare nel 2021 / Printed in 2021
PRODUZIONE / Production Collettivo Amigdala, 2021 — www.collettivoamigdala.com Ⓟ 2021, Collettivo Amigdala.
© 2021, Collettivo Amigdala, Kunstverein Publishing, Milano

Tutti i diritti riservati, incluso il diritto di riproduzione totale o parziale in qualsiasi forma / All rights reserved, any total or partial reproduction in public is prohibited in any form

Questo disco nasce da Elementare, un progetto performativo curato dal Collettivo Amigdala che chiama pubblico e artisti a condividere il tempo di una notte.

In uno spazio attrezzato per il sonno prende forma una comunità provvisoria, fondata sul desiderio di abitare insieme un crinale, un istante transitorio che verrà fatto durare lungo le ore.
Un canto rivolto alla notte, come tempo della sospensione e del sovvertimento, una celebrazione dell’attesa in cui l’alba diventa figura di un attraversamento.

Sei voci che si consumano lentamente, l’esercizio di una presenza tra artisti e pubblico senza confini certi, parole che si aggrumano e gocciolano lentamente su un lenzuolo bianco: sono questi gli elementi primari attraverso i quali si fabbrica uno spazio poetico condiviso. Mentre con il trascorrere delle ore si forma un vocabolario, quasi una preghiera collettiva, mentre si compie il gesto di accendere un fuoco simbolico nello spazio fra noi e gli altri, Elementare dichiara lo sforzo di una durata corale.

Elementare è innanzitutto un’esperienza: sia per chi la performa, facendo continuare il proprio canto attraverso le ore della notte e portandolo laddove il controllo e la precisione si perdono, per trovare una parte di sé inaspettata; sia per chi lo gode, addormentandosi, costringendosi alla veglia o non potendo fare diversamente, come un rituale che ha il sapore di una promessa. In entrambi i casi, è il canto a dettare il tempo e la poesia a guidare l’attesa.

Nella costruzione di Elementare, infatti, i tre elementi – rito, canto e poesia – hanno ingaggiato un combattimento, producendo una struttura drammaturgica e architettonica che ne fa i propri strumenti basilari di lavoro. Un canto che non necessariamente dice è l’unità di misura minima di Elementare, che si fa voce prima che linguaggio, e da cui solo a tratti emergono figure di senso possibili.

Questo disco nasce dal desiderio di trasformare l’esperienza performativa di Elementare in un luogo di risonanza che possa ampliare i confini del suo accadere live. Lo spazio discografico apre un’altra modalità, quella di un linguaggio che entra in circolo e fa vibrare diversamente le voci dei sei cantanti. Elementare è infatti un processo stratificato, all’interno del quale negli anni sono maturati incontri e scambi, di cui il paesaggio del progetto si è via via nutrito. I testi a firma di Gabriele Dalla Barba qui riportati hanno costituito il terreno fertile dal quale è scaturito l’immaginario della performance. Lingua poetica che, come un magma infuocato, ha dato lo slancio alla messa in vita dei canti e della struttura drammaturgica, grazie al lavoro congiunto del Collettivo Amigdala e alla generosità dei sei cantanti-sciamani. Attraverso un accadimento performativo che entra in stretta relazione con gli spazi ospitanti, Elementare ha prodotto ad ogni replica spazi acustici diversi.

Questo disco contiene quindi due forme sonore:
i brani del vinile sono stati registrati al Castello di Levizzano (MO), appositamente trasformato da Davide Cristiani in un inedito studio di registrazione tra volte, anfratti e riverberi sotterranei; il live accessibile dall’apposito link costituisce invece una bonus track del tutto particolare, e consente di ascoltare l’intera performance notturna raccolta al Teatro Quaroni del Borgo La Martella per Altofest 2019 a Matera.

Il disco, inoltre, raccoglie e sviluppa il lavoro visivo realizzato da Sara Garagnani nel corso delle diverse repliche, che include la scrittura paziente delle lenzuola durante la notte, su cui l’artista lascia sgocciolare le parole poetiche con la precisione calligrafica di un rituale infinito, così come la creazione del paesaggio lunare in cui è immerso questo progetto discografico.

Infine, il disco contiene lo sguardo su Elementare di Claudia Losi, artista e amica con la quale Meike Clarelli e Amigdala hanno instaurato una relazione di nutrimento reciproco attorno alla questione vocale e alla sua relazione con il paesaggio. La forza centrifuga di questa esperienza ci ha condotto dunque a concepire questo oggetto, che non coinvolge solo le sensibilità direttamente connesse all’origine, ma ha potuto incontrare anche le editrici e curatrici di Kunstverein Milano e la loro sensibilità per le produzioni artistiche ibride.

Il cerchio di Elementare non si chiude né nel teatro né nella musica in senso stretto, ma in un’opera ulteriore che assembla, raduna e cuce pezzi di mondo e saperi specifici. Non solo, dunque, la testimonianza di un’impresa compiuta ma anche la necessità di continuare a fabbricare nuove occasioni di senso che abbiano al centro la coralità come modello di resistenza, e la durata e la sua fatica come antidoti al consumo del presente.

Federica Rocchi

L’incisione della lacca

— a cura di CdStar, un grazie particolare a Giulio Giannetti

 

 

 

 

Le sovracoperte della Special Edition

— sartoria a cura di Penelope Recupera

CONTRIBUTI

Come si muove la voce in un paesaggio? E una voce corale?
Come si modifica il paesaggio? E cosa raccoglie dei suoni e delle voci che lo alimentano di continuo?

 

Sono questi alcuni degli interrogativi che negli ultimi anni indirizzano il mio modo di guardare i paesaggi, naturali e antropizzati. Domande che arrivano grazie, in particolare, all’amicizia e allo scambio nati con Meike Clarelli, la quale mi ha accompagnato (e ancora mi accompagna) per mano, prendendosi cura delle mie parole e guidando i cori di volta in volta coinvolti nei progetti che abbiamo costruito insieme. Le voci che attraversano e mettono in moto lo spazio.

Elementare fa sorgere un’immagine complementare: le voci che si legano l’una all’altra, si aggrappano, si lanciano, precipitano insieme e riprendono, come una nenia accendono uno spazio, dove il corpo di chi canta e ascolta resta fermo e a muoversi è tutto il tempo attorno. I cantanti sono voci-bosco che allungano le loro radici, stringono e allentano la presa, facendo perdere l’orientamento al pubblico come in un sogno. Se il sonno viene, è un dormiveglia cosciente che cerca appiglio alle parole che prendono forma sulle lenzuola dipinte man mano, come un diario di bordo o una dote ricamata. Un dormiveglia condiviso con altri, che possono vederti dormire, nello stato della tua massima vulnerabilità e intanto le voci dei cantanti portano lontano da lì, fanno vibrare chi ascolta in un viaggio senza meta in una vastità temporale difficile da definire.

Elementare è un’esperienza del corpo nel tempo, un lasciarsi andare a sei voci come a una guida plurale che indicherà come attraversare un ghiacciaio e i fantasmi-crepaccio della sua anima di ghiaccio e pietra. In scioglimento.

 

Claudia Losi

La mia convinzione che l’esperienza di resistere al canto e nel canto
possa produrre un cambiamento,
e che quel cambiamento sia radicale,
è stata la scintilla che ho portato per la nascita di Elementare.

 

Una lunga esposizione senza tregua alla voce e alla musica a cappella con l’idea di osservare ciò che accade, di goderne il mistero, accogliere un mutamento e tendere ad essere ciò che si canta per una notte.

La musica di Elementare doveva poter essere un idioma essenziale, una lingua con la quale potersi incontrare e non rimanere più soli. Volevo che fosse diretta, profonda, perturbante, circolare, intensa. Desideravo che l’esperienza del canto, come pratica di libertà e presenza, fosse di grande intensità emotiva, aperta a più generi possibili e con una resa polifonica che si accordasse anche al respiro del sonno di chi viene vegliato. Tutto questo in un tempo deformabile e indeterminato come quello della notte, in un modo allo stesso tempo crudo e delicato.
La fortuna è stato avere a disposizione sei cantanti musicisti, me compresa, innamorati della voce, con attitudini corporee e background completamente diversi tra loro, capaci di coprire una larga parte del registro “umano”, e una medium/illustratrice al centro a rendere visibile con la scrittura ciò che non si vede, ma si sente.

Questa ricchezza umana è parte fondante della musicalità dell’opera. La composizione musicale all’inizio è stata spontanea, primitiva, casuale. Solitaria. Alcune strutture dei brani sono state lasciate volutamente aperte, come un discorso sospeso, perché si perdessero nelle improvvisazioni dei cantanti o confluissero come un ruscello dentro il fiume di un altro brano.

Il lavoro di raffinamento, cura e drammaturgia sonora è di Davide Fasulo, che guida il coro durante la performance, conducendolo ad una ricomposizione estemporanea dei brani che nel corso della notte si ripetono più volte, come echi e rimandi, secondo una precisa scansione rituale. Cantare è accogliere l’imprevisto, bruciare, perdere le coordinate, dosare, precipitando, istante dopo istante, avere una visione, tenersi insieme e infine lasciare andare tutto.

 

Meike Clarelli

È nella matassa delle parole la partenza,
il fondale da cui dipanare un perimetro, uno sguardo.

Questa notte in cui si scoprono lembi del mondo.

Questa notte in cui vacillano i significati.

Questa solitudine: forma chiusa dove tutto è soltanto vivo.

Questa notte come un sentimento piantato nello spirito.

Questa notte bendata, questo silenzio,
queste città fatte di caverne, di muri, di archi,
queste grotte nella realtà, queste superfici come segreti.

Quest’ascesa verso il difetto,
questa indagine del limite di dire, di pensare
una parola fatta soltanto di voce.

Queste incerte mani che ci reggono come fossimo un destino,
questo traballante canto oltre la traccia,
questa verifica in volo dello spazio dentro ogni nome.

È in questo che comincia il fuoco, l’incudine, il metro, la grafite, la misura per un cantiere di sopravvivenze.

 

— uno dei testi scritti da Gabriele Dalla Barba contenuti nella pubblicazione

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