Lettere anonime per un camminatore

Percorso itinerante solitario con guida sonora.
Non è necessario che tu mi ascolti,
non è importante che ascolti le mie parole una per una, puoi camminare alla tua lentezza e dare attenzione solo a ciò che desideri trattenere.
Qui la morale, il dogma, l’arte, la verità, il sociale, la politica, la tua stessa individualità, i bisogni, i sogni, non c’entrano.
C’entra la consapevolezza pura e semplice, la consapevolezza di ciò che è così reale, così nascosto in bella vista, da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi: questa è l’acqua, questa è la terra, queste sono le mie mani, quel colore sul muro a sinistra è il blu.

 

 

Crediti

  • IDEAZIONECollettivo Amigdala
  • INTERPRETIBeatrice Schiros, Ainoa Doughty
  • DRAMMATURGIA ORIGINALEGabriele Dalla Barba
  • COMPOSIZIONE SONORA E MUSICHE ORIGINALIMeike Clarelli
  • CURAFederica Rocchi
  • PRODUZIONEAmigdala/Periferico festival, con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Regione Emilia Romagna

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Percorso itinerante solitario con guida sonora

Lettere anonime per un camminatore è una creazione site-specific realizzata appositamente per il Villaggio Artigiano di Modena Ovest nell’ambito della ottava edizione del Festival Periferico curato da Amigdala dal titolo Futuro Antenato.   Viene adattata ogni volta al contesto in cui accade, attraverso un processo di incontro del territorio, della sua storia, delle storie delle persone della sua comunità. Viene realizzata nel 2017 nello storico quartiere del Quadraro a Roma, per il festival Attraversamenti Multipli, nel quartiere Giardino di Ferrara, nei dintorni di un centro di salute mentale nell'ambito di MAT nel 2018.


 
Lo spettatore è chiamato a mettersi in cammino, in una relazione contemporaneamente di connessione con la città – strade, edifici, traffico, odori, colori, parole, passanti – e di isolamento nell’ascolto.


In cuffia, una composizione sonora che si sviluppa come un atto musicale a cura di Meike Clarelli, in cui testi di Gabriele Dalla Barba (tratti da Elogio del nulla del poeta francese Christian Bobin e da rielaborazioni originali) si intersecano a voci, rumori, eco di macchine da produzione e treni di passaggio.
La performance lavora quindi sulla doppia dimensione dell’intimità – lo spettatore è da solo, in una connessione personale e univoca con il paesaggio, la voce che lo guida gli parla personalmente, a terra tracce azzurre che sembrano essere lasciate solo per lui gli mostrano il percorso – e della distanza – la voce calda che lo accompagna stride a tratti con il paesaggio ruvido e dismesso, parla di alberi dove c’è solo cemento, parla d’amore di fianco a una fonderia…
Alcuni manifesti lungo la strada, collocati in un punti definiti, rimandano echi del testo che scorre in sottofondo, in un’ideale omaggio alla land artist americana Jennifer Holzer, come se a tratti le parole contenute nell’mp3 potessero uscire, contagiare il contesto, riecheggiare sulle pareti.
Il paesaggio attraversato, infatti, è fatto di strade senza marciapiede, fabbriche dismesse, officine artigiane, chiese evangeliche: una periferia italiana qualsiasi che nessuno sospetterebbe essere stata, in altri anni, la culla dei migliori ingegni dell’industria metalmeccanica modenese. Un paesaggio tutto da ricostruire, ripensare, ricominciare ad amare.

Il primo atto, l’azione originaria e fortemente politica che la performance richiede allo spettatore è una disponibilità ad attraversare questa periferia, a farsene allo stesso tempo osservatore silenzioso e protagonista: la relazione affettiva con il paesaggio sarà una conseguenza di questa disponibilità all’ascolto, l’esito – non scontato – dell’esperienza compiuta.
Fuori da qualsiasi retorica, le parole di Bobin, poeta visionario nella sua capacità di fede nei destini umani e scandaloso nella sua volontà di rimettere al centro della riflessione contemporanea la parola “amore”. Alla fine del percorso lo spettatore si trova in un grande piazzale deserto, abitato solo da Beatrice Schiros, che lo invita a sedersi al suo fianco. Non sarà immediato capire che è la stessa persona che lo ha guidato fin lì. Gli consegnerà una busta, contenente una lettera d’amore, da spedire a chi vuole.
L’attrice modenese Beatrice Schiros, vincitrice del premio Mariangela Melato 2016, collabora alla costruzione del percorso sonoro curato da Amigdala, in una relazione inedita che il formato “aperto” del festival Periferico ha consentito e incoraggiato. La sua voce guida gli spettatori doppiamente: attraverso le strade del Villaggio Artigiano.  
 

ARTICOLI

 

FERRARA — ottobre 2017

(…) “Lettere anonime per un camminatore”, della modenese Compagnia Amigdala, una performance site-specific che si ridisegna ogni volta con suoni e voci del quartiere nella quale si svolge. Lettore mp3 alla mano, lo spettatore è in cammino e in ascolto – e forse in fondo è la stessa cosa – solo, o meglio accompagnato da una presenza, che gli parla: qualcuno che nel prosieguo può prendere forma e voce nelle ignare persone che incrocia o negli alberi che lo accompagnano e sui quali l’anonimo mittente della missiva che sta ascoltando ha lasciato messaggi.     Mentre si intrecciano la dimensione sonora della memoria e le narrazioni degli abitanti del luogo, chi abita lì da sempre e chi vi è giunto da pochi anni al termine di un lungo viaggio, il ‘camminatore’ è contemporaneamente dentro e fuori il Quartiere Giardino, osservatore e protagonista, e si trasforma in un flaneur che si smarrisce fra le strade come fra le pagine di un libro, fino a che non è più “che una camminata nel vento”. “Bisogna che la gente cambi” afferma un inconfondibile ferrarese doc, mentre il camminatore giunge infine a una meta: una poltrona vuota nel mezzo del campo dello Stadio Mazza, perché la gente non siamo altro che noi.  

Federica Pezzoli, ottobre 2017 Estense.com  
 

ROMA — settembre 2017

Largo Spartaco ha ancora molte storie da raccontarci, ma soprattutto c’è ancora da scoprire la storia del quartiere, conoscere il suo passato, la sua identità. Oggi uno ad uno ci siamo avventurati per le strade del Quadraro con un mp3 e le cuffie nelle orecchie per non sentirci estranei ma perfettamente a nostro agio con i passanti incrociati. Sei solo fisicamente, ma una freccia blu come una bussola ti indica la direzione del cammino e delle voci che ascolti solo tu ti fanno compagnia e ti raccontano dei luoghi che stai attraversando. Musica, riflessioni sull’essere umano e racconti di vita del quartiere romano si intrecciano dimostrando come sia possibile proprio dalla periferia guardare con una mente più aperta e vera la realtà circostante.  Ti immergono in un ambiente facendoti sentire a casa, aprendoti le porte al loro passato e al loro presente. Il cammino si fà arte della contemplazione e della conoscenza. La meta è sconosciuta, qui è il viaggio ciò che conta. Perché attraversando  l’identità di uno spazio  puoi indagare la tua propria essenza, il tuo passato. L’attraversamento del Quadraro, della storia di uno dei quartieri più popolosi e popolare dove trovarono riparo gli antifascisti e le occupazioni rivoluzionarie degli abitanti erano all’ordine del giorno, mi ha ricordato che per raggiungere e trovare il tuo spazio è necessario perdersi in luoghi sconosciuti e lontani da noi ma grazie ai quali inaspettatamente possiamo ri-conoscerci e scoprirci.

CHIARA PREZIOSA, settembre 2017 AttraversamentiMultipli  
 

MODENA — maggio 2016

Attraversiamo queste strade sessant’anni dopo, in compagnia di una voce – quella netta e toccante di Beatrice Schiros – che è tante voci: non ci racconta, no, ci porta ad ascoltare l’eco della storia, ad osservare, a prenderci il tempo per sentire ciò che manca. Stiamo parlando di Lettere anonime per un camminatore , prima tappa e splendida summa della nuova, ottava, edizione di Periferico: un festival nomade – ideato e organizzato dall’Ass. Cult. Amigdala – che ogni anno abita  artisticamente luoghi marginali della città. Si tratta, dicevamo, di un “percorso itinerante solitario” (testi di G. Dalla Barba, composizione sonora di M. Clarelli) che in qualche modo traccia un’epigrafe di ciò che sarà questa tre-giorni, ma la incide secondo la sensibilità tipica del teatro, cioè attraverso l’effimero. [—] Cosa rimane allora? Il seme, che è la traccia più sincera che l’arte possa lasciare. Mentre camminiamo via ha smesso di piovere, ci guardiamo nuovamente attorno, con occhi diversi, alziamo il capo e d’improvviso risuonano quelle parole: «Tutto il cielo, tutta la terra, tutto il linguaggio non potrebbero esister nella costrizione di un senso. Bisogna che la gente cambi, che capisca gli alberi.»

GIULIO SONNO in PaperStreet, giugno 2016 Paper Street / Giulio Sonno
 

MODENA — maggio 2016

Fondamentale nella comprensione di questo “futuro antenato” è stato, a nostro avviso, il percorso itinerante solitario con guida sonora attraverso le strade del Villaggio Artigiano intitolato “Lettere anonime per un camminatore”, ideato da Amigdala con protagonista Beatrice Schiros. Con lettore mp3 e auricolari, lo spettatore segue un percorso segnato da frecce blu sull’asfalto ed ascolta un testo registrato – scritto da Gabriele Dalla Barba ispirato al lavoro del poeta Christian Bobin – interpretato da Beatrice Schiros. Le parole sono intervallate da testimonianze degli abitanti, suoni, rumori di macchinari e treni. Attraversiamo un paesaggio eterogeneo, un’area che sembra racchiudere tutta la scossa sociale ed economica che il nostro Paese ha ricevuto negli ultimi decenni: ci imbattiamo in officine inframezzate da capannoni abbandonati, carcasse d’auto, giardini pieni di piante che curavano le nostre nonne, alberi da frutto seminascosti che sbucano tra angoli abbandonati, telai che sferragliano veloci in un capannone mentre un signore con gli occhi a mandorla fa capolino a guardare noi che passiamo; e poi ancora extracomunitari in bicicletta, residenti che portano a spasso il cane, case malandate malamente arredate, altre linde e ordinate, macchie di ruggine sull’asfalto schiarito e d’improvviso un centro di culto di una chiesa protestante. “Il mondo si evolve facendo scomparire quello che non serve più” ci suggerisce nell’auricolare una voce con forte accento emiliano, proprio mentre passiamo accanto ad una Renault Twingo verde scolorita dal sole, con le gomme a terra, che reca attaccata a un finestrino laterale la scritta “vendesi”. Così, fagocitati da tutti questi stimoli visivi e sonori ci sorprende, alla fine del percorso, quasi fosse una visione, Beatrice Schiros, coi suoi capelli corvini e lo sguardo severo, seduta ad attenderci in un piazzale. L’avevamo lasciata tra gli “Animali da bar di Carrozzeria Orfeo, e non ci aspettavamo di ritrovarla qui. […]

Marco Menini su KLP, giugno 2016 KRAPP’S LAST POST
 

MODENA — maggio 2016

L’altro evento sonoro è in una area ex-industriale di Modena, per il festival Periferico-Futuro Antenato curato dal collettivo Amigdala che in quel distretto, definito Villaggio Artigiano, ha scavato nella memoria del lavoro, tra quelle officine in disuso, raccogliendo frammenti di storie. Ne è nata un’opera acustica “Lettere anonime per un camminatore” che combina le voci dei protagonisti della storia di quel luogo con una rapsodia poetica. Ci si arma di un lettore mp3, s’inforcano le cuffie e si va seguendo delle frecce a terra. Si vaga tra i capannoni ascoltando un flusso poetico intervallato da pensieri sul legame tra memoria e cambiamento e di come l’estinzione di un modo di produzione economico rappresenti una trasformazione antropologica di un territorio e una possibile rigenerazione urbana. E ci si trova all’improvviso in un paesaggio fenomenale: la massicciata di una traccia ferroviaria abbandonata, senza più binari. Uno sguardo potente. (…) Ragioniamo, inciampando su quei ciotoli che producono un loro suono di breccia scossa, su quanto sia importante coltivare la disponibilità verso lo stupore possibile.

Carlo Infante su Urban Experience, giugno 2016 URBAN EXPERIENCE / Carlo Infante



MODENA — maggio 2016



Report sonoro da FuturoAntenato e da Lettere Anonime per un camminatore a cura di Lorenzo Donati su Altrevelocità.it / Teatri d’oggi, giugno 2016
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